I “padri” della cucina italiana rifondano l’identità della professione Oltre 100 chef al President Park Hotel di Acicastello (14 – 16 novembre)

di Maria Torrisi

Hanno creato la cucina italiana, codificato le ricette più conosciute ed apprezzate, hanno esportato all’estero i piatti della tradizione, firmato i menù dei più grandi alberghi, delle navi da crociera, degli hotel di lusso e delle catene dei più importanti ristoranti. Hanno percorso carriere prestigiose e oggi, dopo aver formato intere generazioni di cuochi, scrivono un altro capitolo di storia della cucina italiana.

Grazie all’iniziativa dell’Acpe (Associazione Cuochi e Pasticceri Etnei), gli chef che hanno fatto la storia della ristorazione italiana si incontrano in Sicilia per offrire ancora una volta il proprio apporto alla crescita del comparto. Stavolta però non vogliono puntare soltanto sulla definizione di piatti e ricette, ma il loro impegno è rivolto prevalentemente alla qualificazione della categoria professionale.

“Arriveranno da quasi tutte le regioni d’Italia, grandi chef come Giorgio Nardelli, Paolo Caldana, Rossano Boscolo, Fabio Tacchella, Gaetano Ragunì o Carmelo Chiaramonte – anticipa il presidente di Acpc Angelo Scuderi – hanno fissato le regole dei concorsi di cucina e presieduto le giurie internazionali delle più importanti competizioni del mondo, hanno stabilito i canoni della perfezione nell’arte della preparazione e della presentazione dei piatti, ma ora vogliono fare il punto dello stato dell’arte, per fissare le fondamenta di un futuro che vogliono non effimero”.

“Cuochi e pasticceri: ieri, oggi e domani” è il titolo del congresso ma anche del manifesto programmatico dei professionisti della cucina italiana di qualità, che vuole che la professione di domani non si riduca soltanto ad una caccia alle stelle, ad una corsa alla partecipazione a show televisivi o ad una collezione di like sul web.

“I cuochi che hanno codificato la cucina italiana, dosando procedure e ricette tratte dalla tradizione regionale – spiegano gli organizzatori dell’evento – si interrogano sul futuro della professione. Ad intere generazioni e ora ai giovani affascinati da questa nostra professione hanno consegnato un patrimonio di conoscenze, accumulate spesso con enormi sacrifici, e ora assistono ad una evoluzione che potrebbe essere pericolosa. Per questo sentono la necessità di confrontarsi e di consegnare, a beneficio delle giovani generazioni, un contributo di testimonianze e di riflessioni”.

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